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La vera identità dei vichinghi, raccontata dal DNA

Capelli castani e tratti somatici tipici dell’Europa meridionale e dell’Asia: la più ampia indagine genetica di sempre smentisce lo stereotipo del vichingo necessariamente biondo e dall’aspetto nordico, mostrando che si trattava di un popolo dalle caratteristiche fisiche molto più eterogenee e complesse di quanto i libri di storia finora abbiano raccontato.

Grazie al DNA oggi a volte possiamo riscrivere pezzi di storia. E, a dirla tutta, dovremmo modificare anche una lunga lista di libri, film e serie tv. Sono le evidenze scientifiche, infatti, a mostrare senza possibilità di equivoci che l’equivalenza tra popolazioni vichinghe e caratteristiche fisiche tipicamente scandinave è un falso mito. Sia chiaro: alcuni vichinghi erano davvero alti e biondi, ma tanti altri avevano un aspetto diverso, molti di più di quanto si sia mai pensato.

La fonte della notizia è di quelle particolarmente autorevoli: la rivista inglese Nature. E a condurre lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso settembre, è stato il genetista evoluzionista danese Eske Willerslev, in collaborazione con il St John’s College dell’università di Cambridge, nel Regno Unito, e il centro di eccellenza GeoGenetics della fondazione Lundbeck di Copenhagen, in Danimarca. Nello studio c’è anche un pezzettino d’Italia: l’università di Foggia e alcune soprintendenze archeologiche pugliesi hanno dato il loro contributo, poiché la Puglia è stata una delle regioni in cui nel Medioevo si stabilirono i normanni, una popolazione di discendenza vichinga.

Scavare nel DNA

Come anticipato, la ricerca ha mosso i primi passi da una lunga serie di analisi genetiche di resti ossei ricavati da cadaveri sepolti secondo la tradizione vichinga. L’ampiezza del lavoro è notevole: 6 anni di ricerche, 442 corpi messi sotto esame e la simultanea analisi di reperti trovati in siti archeologici sparsi in tutta Europa, dall’Ucraina al Regno Unito, dalla Scandinavia alla Polonia, alla Russia e persino alla Groenlandia. Dove con la parola siti, in questo caso, si intendono aree funerarie e cimiteri vichinghi, di cui il più celebre è probabilmente quello scozzese delle isole Orcadi.

Le attività di estrazione del DNA sono state possibili perlopiù grazie a resti di denti e di crani (soprattutto l’osso temporale), appartenenti a uomini e donne di tutte le età, bambini e neonati inclusi, anche se la maggioranza dei cadaveri rinvenuti erano di uomini adulti.

Accanto ai risultati più scontati e attesi, come la presenza di tratti genetici tipici delle popolazioni scandinave, è stato sorprendente identificare un gran numero di persone che possedevano DNA molto diverso. Affine, in particolare, ai genotipi più comuni nell’Europa meridionale e in Asia. Tratti genetici probabilmente inglobati dalle popolazioni vichinghe ben prima che gli storici delle altre popolazioni europee, a cavallo dell’anno Mille, cominciassero a riportarne le gesta, forse addirittura già durante l’età del bronzo, diversi millenni prima. Insieme agli indigeni Sami – popolazione che vive a cavallo tra le attuali Norvegia, Svezia e Finlandia, nella regione della Lapponia (e perciò a volte detta impropriamente lappone) – i vichinghi includevano una serie di altri gruppi, e le loro caratteristiche fisiche erano ben più diversificate di quanto finora le evidenze scientifiche avessero fatto credere.

Storie quasi leggendarie, come quella del vichingo nero, assumono oggi nuovo significato, non perché l’esistenza del protagonista risulterebbe più probabile – fonti storiche l’avevano già data per certa –, quanto perché la figura del vichingo non-biondo e non-scandinavo potrebbe essere stata più comune di quanto pensiamo.

Un altro risultato notevole messo in luce nell’articolo è la scoperta che tracce del DNA vichingo siano ancora oggi presenti non solo nella popolazione pugliese, ma anche in un danese su 10 e in un britannico su 16.

Quando la genetica ricostruisce la storia

I risultati presentati da Nature non si limitano a fornirci una sorta di album di foto di famiglia delle popolazioni vichinghe, bensì permettono di dedurne anche aspetti come la struttura sociale, gli spostamenti e le abitudini di vita. Nelle enciclopedie, in genere i vichinghi sono descritti come guerrieri, esploratori e incursori, tanto che il loro nome deriva da vikingr, parola scandinava equivalente al nostrano pirata. Inoltre sappiamo che hanno avuto un particolare impatto sulla vita di molte popolazioni europee tra il 790 e il 1066 dopo Cristo, tanto che quei due secoli e mezzo sono spesso ricordati come l’epoca vichinga.

Per quanto riguarda le gesta dei vichinghi, buona parte di ciò che credevamo di sapere è effettivamente confermato: incursioni frequenti via terra e via mare, razzie a monasteri e villaggi e forme rudimentali di commercio con scambio di grasso di balena, zanne e pelli. Ciò che invece ha svelato l’analisi genetica sono l’ampiezza e il tipo di spostamenti. Alcune tribù vichinghe si sono spostate a ovest fino all’Irlanda e alla Scozia, a nord in Islanda e Groenlandia, e a sud hanno raggiunto i territori della penisola balcanica.

Infine, altri due elementi potrebbero richiedere modifiche nei libri di storia. Primo, il popolo vichingo non includeva solo persone con legami genetici: sono stati trovati, infatti, resti di persone sepolte secondo la tradizione e nei luoghi tipicamente vichinghi, ma che di fatto non condividevano affatto il loro patrimonio in termini di DNA. Dunque, in Scozia e non solo, persone indigene sono entrate a far parte delle comunità di vichinghi pur non avendo con loro legami di parentela.

Ciononostante, sembra che i legami familiari fossero un elemento importante nella società vichinga, tanto che intere casate tendevano a organizzarsi in tribù e a partecipare insieme a spedizioni e incursioni. Lo dimostra per esempio il ritrovamento di un gruppo di cadaveri di combattenti, morti lo stesso giorno, che erano tutti quanti fratelli o comunque parenti molto stretti, dunque partiti insieme per una spedizione familiare. Su scala più ampia quest’organizzazione a tribù è confermata da differenze genetiche importanti tra i gruppi identificati nella penisola scandinava: troppo marcate perché ci fosse un’effettiva mescolanza tra le tribù della regione, e tali da far pensare che ognuna fosse di fatto quasi del tutto isolata dalle altre.

Meglio tenerne conto, quando vedremo le prossime serie: oggi la storia vichinga ci appare un po’ meno misteriosa.

Gianluca Dotti

Giornalista scientifico freelance e divulgatore, si occupa di ricerca, salute e tecnologia. Classe 1988, dopo la laurea magistrale in Fisica della materia all’università di Modena e Reggio Emilia ottiene due master in comunicazione della scienza, alla Sissa di Trieste e a Ferrara. Libero professionista dal 2014 e giornalista pubblicista dal 2015, ha tra le collaborazioni Wired Italia, Radio24, StartupItalia, Festival della Comunicazione, Business Insider Italia, Forbes Italia, OggiScienza e Youris. Su Twitter è @undotti, su Instagram @dotti.it.

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