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L’inquinamento colpisce di più le minoranze e la popolazione povera

Nel mondo sono le minoranze etniche e le persone più povere a subire maggiormente gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico e idrico.

Le minoranze etniche sono le più colpite dall’inquinamento. Acqua e aria insalubri, contaminazioni estese di intere regioni e la mancanza dei servizi essenziali in determinate aree portano le comunità soprattutto non caucasiche e quelle più povere a risentire in modo sproporzionato degli effetti dei problemi ambientali.

Stando a dati delle Nazioni Unite (resi noti in occasione della Giornata internazionale dell’aria pulita e dei cieli azzurri), oggi nove persone su dieci nel mondo respirano aria inquinata, il che causa circa sette milioni di morti premature ogni anno. Secondo la American Lung Association, solo negli Stati Uniti oltre il 40 per cento della popolazione – circa 134 milioni di persone – è esposto ai rischi legati all’inquinamento atmosferico. Ciò che più colpisce, e che diversi studi stanno rilevando negli ultimi anni, è che il rischio maggiore è fra le minoranze etniche e le comunità a basso reddito, con maggiori ripercussioni sulla salute, ed effetti dell’inquinamento atmosferico distribuiti in modo diseguale nel Paese.

Salute ed etnie

Il fenomeno viene da alcuni definito come “razzismo ambientale. In uno studio della Yale University alcuni ricercatori hanno riscontrato che le comunità svantaggiate (comprese le comunità di colore e i disoccupati) sono più a rischio per gli effetti sulla salute causati dall’inquinamento rispetto a comunità più ricche. In California si è scoperto che in media le persone di colore e gli ispanici respirano circa il 40 per cento in più di particolato da auto, camion e autobus rispetto alle comunità bianche.

A confermare l’esistenza di un divario arrivano anche i risultati di un recente studio, pubblicati su Science, che mostrano come, negli Stati Uniti, le persone asiatiche, di colore e ispaniche siano esposte in media a concentrazioni più elevate di particolato fine (PM2.5) emesso da svariate fonti. Già sapevamo che l’inquinamento atmosferico da particolato è una delle maggiori cause ambientali di morte a livello europeo e globale, con oltre 400.000 cittadini europei che perdono la vita prematuramente ogni anno a causa dell’aria insalubre che respirano. Ora, grazie al lavoro di analisi e simulazioni condotto da ricercatori delle università di Seattle, Austin e Berkeley, si è scoperto che l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulle minoranze persiste sia che queste risiedano in città sia se vivono nelle aree rurali.

Secondo i ricercatori si tratta di un fenomeno sistemico, trasversale, a prescindere dagli Stati, le aree (urbane o rurali), i livelli di reddito e i livelli di esposizione presi in considerazione. In particolare, l’industria, i veicoli a benzina leggeri, l’edilizia, il trasporto pesante e l’agricoltura sono spesso tra le fonti di inquinamento per le quali si registra una maggiore disuguaglianza nei livelli di esposizione.

L’analisi infine sottolinea come gli ispanici e gli asiatici sono esposti, nello specifico, a concentrazioni superiori alla media di emissioni di particelle fini rispetto a persone caucasiche, mentre per le persone nere l’alta esposizione vale per tutte le fonti di emissione e l’impatto dell’inquinamento sulla loro salute è indipendente dal reddito familiare o dall’area in cui vivono. Tutto ciò fa emergere la necessità di politiche mirate alla riduzione delle disuguaglianze ambientali, per lavorare così sia sulla gestione degli inquinanti sia sulla protezione della salute dei cittadini.

 

Rudi Bressa
Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI'IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).
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