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Il cancro degli spazzacamini: la scoperta del primo tumore di origine occupazionale

Nel Settecento un chirurgo britannico notò una maggiore incidenza dei tumori allo scroto negli spazzacamini e ipotizzò che la malattia fosse causata dalla fuliggine cui erano particolarmente esposti per via del loro lavoro. Aveva ragione, anche se le conferme sperimentali alla sua ipotesi arrivarono molto più tardi.

Il punto di partenza dei tumori è una cellula mutata, che comincia a riprodursi in modo incontrollato. Le mutazioni che spingono una cellula verso questo destino sono dovute a diversi fattori di rischio. Il 10 per cento circa dei tumori ha fattori di rischio ereditari, mentre la maggior parte è dovuta a errori casuali che avvengono durante la divisione cellulare, a fattori ambientali e a comportamenti e abitudini non salutari (il fumo e l’alcol, per esempio, o una dieta poco varia e squilibrata).

Alcune professioni che portano i lavoratori a contatto con sostanze cancerogene sono associate allo sviluppo di tumori, chiamati per questo cancri di origine occupazionale. La prima patologia di questo tipo è stata descritta da Percivall Pott, un celebre chirurgo britannico, nel 1775, ma la storia di questa scoperta comincia in realtà quasi un secolo prima.

Londra in cenere

Tra il 2 e il 6 settembre 1666 il Grande incendio di Londra distrusse in buona parte la città, riducendo in cenere oltre 13.000 abitazioni, 89 chiese e la cattedrale di Saint Paul. Le vittime accertate dell’incidente furono solamente sei, ma questo numero non tiene conto di tutte le vittime indirette dell’incendio, per esempio, chi morì nei mesi successivi perché non aveva più un’abitazione. È anche probabile che ulteriori vittime non siano state contate perché i loro corpi potrebbero essere stati distrutti dalle elevatissime temperature raggiunte dalle fiamme.

Gli incendi a Londra erano comuni. La maggior parte delle case era di legno, incluse le grondaie. Focolari e stufe molto spesso non avevano canne fumarie, e il fumo usciva da un semplice foro nel tetto. Le costruzioni inoltre erano molto vicine le une alle altre e nel tempo le vie si erano ristrette, complicando gli interventi dei vigili del fuoco dell’epoca, comunque poco organizzati e addestrati.

La “nuova Londra” fu invece ricostruita seguendo una serie di regole antincendio. Tra queste, l’obbligo di usare canne fumarie, che dovevano rispettare parametri precisi ed essere realizzate in muratura. I camini nella città cominciarono a diventare la norma, e siccome per essere sicuro un camino deve essere pulito di frequente, il mestiere di spazzacamino diventò sempre più comune.

Lo sfruttamento dei “climbing boys

Tra i requisiti che i camini della Londra dopo il 1666 dovevano rispettare, uno prevedeva che le canne fumarie fossero molto più strette rispetto al passato. Questo permetteva di regolare meglio la combustione, aumentando l’efficienza e la sicurezza del sistema. Difficilmente però una persona comune sarebbe riuscita a pulire queste canne fumarie a dovere con gli strumenti dell’epoca, poiché molto spesso, oltre che stretti, i condotti erano anche curvi.

Perciò cominciarono a essere coinvolti in questa mansione i bambini. Dalla più tenera età di quattro-sei anni, alcuni accompagnavano un mastro spazzacamino entrando nei comignoli per ripulire le pareti delle canne fumarie dai depositi di fuliggine, catrame e creosoto derivanti dalla combustione del legname. Erano chiamati “climbing boys, ma tra loro c’era anche qualche bambina, e venivano in pratica considerati degli apprendisti. Si trattava perlopiù di orfani o figli di famiglie poverissime, che finivano per essere sfruttati per un lavoro insalubre e pericoloso. Non era raro infatti che qualche bambino rimanesse incastrato e finisse per soffocare.

Sir Percivall Pott

Il chirurgo londinese Percivall Pott notò che le sfortune dei giovani spazzacamini non si fermavano qui. Tra coloro che diventavano adulti, risultò particolarmente diffusa una malattia che colpiva i genitali maschili. Veniva diagnosticata sempre dopo la pubertà, perciò i medici pensavano fosse una malattia venerea e la trattavano come tale, utilizzando per la cura i sali di mercurio, la tipica terapia somministrata all’epoca in caso di sifilide e gonorrea.

Pott fu invece il primo a comprendere che si trattava di una forma di cancro: il disturbo si presentava in una prima fase nello scroto per poi estendersi ai testicoli e agli altri tessuti. Perché era così diffusa tra gli spazzacamini? L’ipotesi di Pott fu che dietro vi fosse una causa ambientale. E aveva ragione. Per occupare meno spazio durante la pulizia delle canne fumarie, i bambini vi si infilavano spesso nudi, e la fuliggine e gli altri residui della combustione si annidavano facilmente nelle parti intime. Nessuno si preoccupava della loro igiene, e quei composti tendevano a rimanere nelle pieghe dello scroto. Era proprio quella, e non un batterio, la causa del cosiddetto cancro degli spazzacamini, oggi chiamato carcinoma a cellule squamose dello scroto, come si scoprì in seguito.

Un chirurgo leggendario

Percivall Pott era nato nel 1714. Suo padre era uno scrivano che morì giovane e Pott fu allevato dalla madre con l’aiuto di un parente, il vescovo Joseph Wilcocks. Grazie ai fondi del vescovo, dopo la scuola il giovane Pott divenne apprendista di Edward Nourse, un assistente chirurgo che lavorava all’ospedale St. Bartholomew di Londra. Nel 1745 Nourse fu promosso a chirurgo ordinario, e Pott a suo assistente. Ma in pochi anni Pott raggiunse lo stesso grado del suo mentore al St. Bartholomew, e la sua fama di medico cominciò a diffondersi.

Pott era un acuto osservatore e un innovatore. Celebre la storia della sua caduta da cavallo, nel 1756, che gli procurò una brutta frattura scomposta alla caviglia. In quell’occasione il chirurgo non si perse d’animo, rifiutò di essere spostato fino a quando non fu disponibile una barella improvvisata e, una volta al St. Bartholomew, si sottrasse all’amputazione, facendosi semplicemente pulire e steccare la ferita. Dopo qualche mese se ne andò con le sue gambe, non prima di aver scritto un trattato sulle fratture.

Quando nel 1775 documentò il cancro degli spazzacamini, soffermandosi sulle loro terribili condizioni di lavoro, era all’apice della sua carriera, e di conseguenza le sue parole ebbero un peso notevole. Anche grazie all’impatto del suo studio, nel 1788, l’anno in cui morì, fu promulgata una legge per migliorare le condizioni di lavoro degli apprendisti spazzacamino. La norma stabiliva che i bambini non potessero dedicarsi a questo mestiere prima di aver compiuto otto anni, e che il mastro spazzacamino diventasse legalmente responsabile del loro benessere, avendo l’onere di verificare che indossassero abiti appropriati durante le mansioni e curassero la loro igiene. Nel corso dell’Ottocento furono approvate altre leggi più severe, fino a che il lavoro minorile fu progressivamente (e finalmente) abolito.

La scoperta dei cancerogeni

Al tempo di Pott non si sapeva ancora nulla sulla biologia del cancro. I tumori erano noti ai medici fin dall’antichità, ma non erano ancora disponibili gli strumenti per comprenderli a livello molecolare. Pott aveva identificato la fuliggine come la causa del cancro degli spazzacamini solo in base all’osservazione, ma mancavano i dati sperimentali che confermassero il nesso di causa ed effetto ipotizzato.

Questi arrivarono solo nel corso del XX secolo. Partendo dalle osservazioni epidemiologiche di Pott e dei suoi successori, furono condotti esperimenti con cellule in coltura e animali di laboratorio. Fu così provata la capacità della fuliggine, in particolare degli idrocarburi policiclici aromatici che questa contiene in grande concentrazione, di aumentare il rischio di ammalarsi di carcinoma dello scroto. Pott ci aveva quindi visto giusto, aprendo di fatto la strada agli studi per comprendere quali fossero i fattori di rischio ambientali del cancro.

Stefano Dalla Casa

Giornalista e comunicatore scientifico, si è formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrive su Wired Italia, Il Tascabile e altre testate. Collabora con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione, dalla sua fondazione. Ha scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione Autisti marziani (Chiavi di lettura Zanichelli, 2014) e ha curato molti dei libri usciti in seguito nella stessa collana.

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