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L’antichissima origine delle “fake news” sulla salute

Le notizie false, il complottismo e i tentativi di manipolazione della realtà fanno parte della vita degli esseri umani sin dall’antichità. Alcune hanno condizionato la storia, le più longeve sono state credute vere per secoli, arrivando fino a noi. Una rassegna delle più remote.

“Le racconto tutto questo perché, da uomo di medicina, potrebbe farle piacere. Sono certo che la cura dell’acqua non sia ciarlataneria – Quanto sarò lieto di tornare a Down in rinnovata salute, se questa sarà la mia fortuna, e riprendere il lavoro sui miei adorati cirripedi.” Così nel 1849 Charles Darwin raccontava, in una lettera all’amico Joseph Hooker, gli inattesi benefici delle cure del dottor James Manby Gully, medico omeopata che praticava una forma di idroterapia, cioè l’utilizzo di acqua in varie forme (bagni freddi, caldi, e anche clisteri) per alleviare il dolore e anche curare. Nella sua esclusiva clinica a Malvern, i pazienti come Darwin erano svegliati all’alba e avvolti per un’ora in lenzuoli bagnati. Venivano poi nuovamente bagnati con acqua a secchiate. Dopo una lunga passeggiata, facevano una colazione leggera, poi potevano fare bagni di ogni tipo durante la giornata. Seguivano una dieta ferrea, vietati alcol e tabacco.

Darwin, su questo, si sbagliava. A sua parziale scusante occorre dire che, da quando era sbarcato dalla lunghissima navigazione sul Beagle, Darwin soffriva di malattie molto dolorose che la medicina ufficiale dell’epoca non era in grado né di diagnosticare con precisione né soprattutto di curare. Tuttavia le presunte cure del dottor Gully erano davvero ciarlatanerie e lo sono tuttora: al massimo alcune idroterapie, soprattutto nella forma di esercizio fisico in acqua, potrebbero avere qualche limitato beneficio, ma non ci sono certezze. Si potrebbe dire lo stesso di tante altre pratiche: dalla teoria degli umori ai salassi, passando per l’agopuntura e le lobotomie del secolo scorso, sono moltissime quelle che sono state smontate dallo sviluppo scientifico e sociale, anche se una volta erano accettate da molti professionisti.

Che cos’è un ciarlatano

In ogni epoca sono esistiti individui, che per semplicità chiamiamo ciarlatani e che si approfittavano del bisogno di salute delle persone. Spacciavano informazioni infondate come fossero vere, in genere senza alcuna qualifica medica, per realizzare un guadagno. In inglese sono ancora oggi chiamati quack doctor, abbreviazione di quacksalver (dall’olandese kwakzalver), cioè dottori che starnazzano a proposito dei propri rimedi e pozioni.

La loro esistenza è ben documentata a partire dal Medioevo, e si diffusero molto durante il Rinascimento. I ciarlatani salivano su un palco e si esibivano in vere e proprie performance teatrali. Convincevano le folle che erano rispettabili persone di scienza, e facevano passare per rispettabili le false medicine che vendevano. Funzionava, anche perché consultare i medici ufficialmente riconosciuti del tempo era un lusso che pochi potevano permettersi. I miracoli al dettaglio erano per molti malati l’unica speranza.

Olio di serpente e altri elisir

Man mano che la medicina e la scienza si diffondevano nella società, i ciarlatani si adattavano a nuovi pubblici. E alle performance dal vivo si affiancavano altri potenti strumenti: la pubblicità e la vendita per corrispondenza.

Nel Seicento si sviluppò l’industria delle “medicine” brevettate (patent medicine o Nostrum), che non erano medicine e spesso nemmeno erano brevettate, bensì pozioni con gli ingredienti più vari che promettevano di curare ogni cosa. Nell’Ottocento i giornali erano pieni di improbabili annunci pubblicitari che le reclamizzavano. I presunti rimedi non erano frutto di ricerca scientifica, ma erano presentati come se lo fossero, e non mancavano le celebrità che ne testimoniavano l’efficacia.

Un esempio di prodotti di questo tipo è l’olio di serpente, che nei paesi anglosassoni è oggi sinonimo di intruglio dagli effetti non provati. Fu “inventato” da Clark Stanley, un imbonitore attivo a metà dell’800 negli Stati Uniti. In realtà aveva copiato l’idea da un unguento usato dai migranti cinesi che lavoravano alla costruzione delle ferrovie. In quanto ricco di omega 3, in alcune circostanze poteva avere qualche utilità, ma non certo per tutte quelle reclamizzate. Inoltre, per fabbricare il suo olio Stanley partì da i serpenti a sonagli che aveva a disposizione, che tuttavia non avevano le stesse proprietà dei serpenti d’acqua impiegati dai cinesi, quindi il risultato non poteva essere lo stesso. Le analisi di una partita di olio tra l’altro rivelarono che i preparati non erano neppure ottenuti dai serpenti: quelli li usava Stanley solo nelle sue pubbliche dimostrazioni .

Un altro esempio di prodotti medici dai dubbi effetti sono i dispositivi radioattivi. Nei primi anni del Novecento anche in Italia l’eco delle scoperte di Röntgen e dei Curie elettrizzò il mercato dei ciarlatani, che capitalizzarono l’entusiasmo per la nuova scienza promuovendo pillole, saponette, acque e addirittura occhiali radioattivi: contenevano sali di radio che, si diceva, permettevano di correggere i difetti visivi. Inutile dire che l’efficacia era nulla e il rischio invece alto.

A partire dal XX secolo le nuove leggi e la nascita di organismi regolatori, come la nostra Agenzia italiana del farmaco o la Food & Drug Administration statunitense, hanno fatto molto per aumentare la sicurezza dei consumatori. Oggi ogni farmaco deve superare sperimentazioni di laboratorio e cliniche severe prima di ricevere un’approvazione da parte di un’autorità regolatoria. Tuttavia sono molti i prodotti, come erbe, integratori e altri, che pur non essendo farmaci vengono pubblicizzati per i loro presunti effetti sulla salute. Spesso sono propagandati dai molti ciarlatani che, adattati alle mode e alle tecnologie del nostro tempo, sono ancora tra noi.

Un esempio è il business degli integratori alla cartilagine di squalo, lanciato dal best-seller di William I. Lane “Sharks Don’t Get Cancer” (1992). Lane scriveva che gli squali erano praticamente immuni ai tumori solidi, e che ingerire la loro cartilagine (che lui vendeva in forma liofilizzata) aveva effetti terapeutici. È vero che il cancro negli squali sembra essere poco frequente, ma qualche tumore si sviluppa anche in questi animali, e più la ricerca va avanti più troviamo nuovi esempi. Soprattutto, però, non esisteva (e non esiste tuttora) alcuna prova che ingerire pillole di cartilagine di squalo potesse avere effetti protettivi contro il cancro, o contro qualunque altra patologia. Oltre alla truffa ai malati, questo falso rimedio è anche costata la vita a parecchi squali, uccisi in grandi quantità per fabbricare un prodotto privo di qualsiasi efficacia. La Food & Drug Administration ha vietato di pubblicizzare le false proprietà anticancro di questi integratori, che rimangono però ancora in vendita.

Stefano Dalla Casa

Giornalista e comunicatore scientifico, si è formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrive su Wired Italia, Il Tascabile e altre testate. Collabora con Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione, dalla sua fondazione. Ha scritto col pilota di rover marziani Paolo Bellutta il libro di divulgazione Autisti marziani (Chiavi di lettura Zanichelli, 2014) e ha curato molti dei libri usciti in seguito nella stessa collana.

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