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Perché la resistenza agli antibiotici è un grosso problema

L’antibiotico-resistenza è uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello globale. Vediamo insieme di cosa si tratta, perché è così pericolosa e come si sta provando a contrastarla.

Batteri sempre più resistenti, antibiotici sempre meno efficaci e, in alcuni casi, addirittura inefficaci. Il problema è scaturito dall’uso improprio fatto, anche in agricoltura e negli allevamenti, di questi farmaci, che, in seguito alla scoperta della penicillina da parte di Alexander Fleming, hanno rivoluzionato la medicina moderna, consentendo di trattare molte malattie infettive e salvare innumerevoli vite.

Lo sviluppo di resistenza ai farmaci è un processo naturale di difesa degli organismi patogeni, che tramite modifiche nel proprio corredo genetico riescono a sopravvivere ai trattamenti. L’uso a volte eccessivo e inappropriato che si è fatto degli antibiotici sta accelerando e intensificando questo fenomeno, che prende il nome appunto di antibiotico-resistenza ed è uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello globale.

L’inefficacia degli antibiotici ci rende infatti più vulnerabili a infezioni che possono seguire a banali ferite e procedure mediche ormai consolidate (per esempio il trapianto di organi, ma anche interventi chirurgici semplicissimi come un parto cesareo), che potrebbero diventare rischiose e risultare persino letali, senza anti-batterici efficaci. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala che sta diventando sempre più difficile trattare polmoniti, tubercolosi, gonorrea e salmonellosi, poiché gli antibiotici usati per curarle non riescono più a fermare l’azione di alcuni “super-batteri” che causano queste patologie.

Una minaccia globale

La stessa Oms considera la resistenza agli antibiotici attualmente disponibili una delle dieci principali minacce per la salute pubblica che l’umanità deve affrontare: una minaccia che può colpire chiunque, a qualsiasi latitudine, e ha un impatto enorme in termini di aumento della mortalità, di durata delle degenze ospedaliere e, di conseguenza, di costi sanitari e sociali. Nella sola Unione europea – si legge in questo documento relativo al Piano d’azione europeo “One Health” contro la resistenza antimicrobica – i costi sanitari e legati a perdita di produttività dovuti all’antibiotico-resistenza sono stimati in 1,5 miliardi di euro l’anno, una cifra che entro il 2050 potrebbe causare un danno economico globale pari a quello determinato dalla crisi finanziaria del 2008. Inoltre, se non si agisce in fretta, le stime predicono che la resistenza agli antibiotici potrebbe arrivare a provocare più decessi del cancro.

L’Oms evidenzia pertanto l’urgenza di cambiare approccio nella prescrizione e nell’uso degli antibiotici. Pur sottolineando che è la stessa classe medica spesso a prescrivere questi farmaci più del necessario, il rapporto dell’Oms nota anche che nei Paesi in cui gli antibiotici possono essere acquistati, per uso umano o animale, senza prescrizione, i batteri resistenti sono più diffusi.

Un fatto rilevato, per quanto riguarda il nostro Paese, anche dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Nell’ultimo rapporto nazionale, “L’uso degli antibiotici in Italia” si legge infatti che gran parte dell’utilizzo degli antibiotici avviene a seguito della prescrizione del medico di medicina generale o del pediatra.

L’uso degli antibiotici in Italia

L’Aifa definisce critica la situazione italiana sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibiotico-resistenza (a livello europeo, all’Italia va il primato, insieme alla Grecia, per la diffusione di germi resistenti), sia per il consumo degli antibiotici. Nonostante la tendenza in riduzione, il consumo resta superiore alla media europea, e varia molto a seconda delle regioni (i valori sono più elevati al Sud e nelle Isole) e delle fasce d’età (si registrano per esempio consumi più elevati nei primi quattro anni di vita e tra gli anziani sopra i 75 anni), con un picco stagionale nei mesi freddi, quando le sindromi influenzali sono più frequenti.

Il monito dell’Aifa è piuttosto chiaro: “Utilizzare gli antibiotici con attenzione deve essere un impegno e un dovere per tutti, dai professionisti sanitari alla popolazione generale”. Opportune, secondo l’ente regolatorio, sarebbero iniziative di formazione e informazione con l’obiettivo di migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni e di conseguenza ridurre l’antibiotico-resistenza.

Antibiotici: che fare

È assolutamente da evitare assumere antibiotici senza prescrizione del medico e non ha alcun senso – anzi è dannoso – ricorrervi per contrastare il primo malessere di stagione. Quando invece lo specialista ne consiglia l’utilizzo, non bisogna interrompere la terapia prima dei tempi da lui indicati, ed è importante attenersi scrupolosamente alle dosi raccomandate.

Gli esperti continuano a ribadire che gli antibiotici non sono il rimedio contro raffreddori, sindromi parainfluenzali e influenzali di origine virale.

Il loro utilizzo è quindi inopportuno per il trattamento di malattie che non siano causate da batteri ma da altri agenti infettivi (virus, funghi, protozoi), a meno che il medico non identifichi il rischio di complicanze per il possibile sovrapporsi di infezioni batteriche. Consapevolezza e buon senso, dunque. Ma non solo.

Avanti tutta con la ricerca

È necessario anche – secondo l’Oms – che i Paesi e l’industria farmaceutica intensifichino gli sforzi e gli investimenti per sviluppare antibiotici innovativi contro i batteri che comportano i rischi maggiori per la salute, come i Gram-negativi, tra cui Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli. Questi agenti patogeni possono causare infezioni gravi e spesso mortali e rappresentano in particolare una minaccia per le persone con un sistema immunitario debole, i neonati, gli anziani e i pazienti oncologici.

“È importante” sottolinea Hanan Balkhy, vicedirettrice generale dell’Oms per la resistenza antimicrobica “concentrare gli investimenti pubblici e privati sullo sviluppo di trattamenti efficaci contro i batteri altamente resistenti, e assicurarci poi che queste terapie siano disponibili per tutti coloro che ne hanno bisogno.”

Simona Regina

Giornalista professionista, lavora come freelance nel campo della comunicazione della scienza. Scrive di salute, innovazione e questioni di genere e al microfono incontra scienziati e scienziate per raccontare sfide e traguardi della ricerca. People Science & the City è tra le trasmissioni che ha curato e condotto su Radio Rai del Friuli Venezia Giulia. Elogio dell’errore la sua ultima avventura estiva. Su Rai Play Radio il podcast che ha realizzato per Esof2020 che racconta Trieste città europea della scienza: Magazzino 26. Ogni anno si unisce all’equipaggio del Trieste Science+Fiction Festival per coordinare gli Incontri di futurologia, quest’anno approdati sul web come Mondofuturo.

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