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Citizen science: una chiave per la sostenibilità?

Cos’è la citizen science e in che modo può aiutarci a raggiungere alcuni obiettivi di sviluppo sostenibile. Uno sguardo ai progetti più promettenti.

Ognuno di noi potrebbe diventare un citizen scientist. E oggi è ancora più semplice grazie agli enormi progressi tecnologici degli ultimi anni: a volte basta un’app, uno smartphone o un tablet. Esistono decine di esempi di iniziative che permettono ai cittadini appassionati di scienza, ma non direttamente coinvolti nel mondo della ricerca, di aiutare a raccogliere dati ed esperienze da condividere con i ricercatori. In termini pratici, ciò significa che i volontari possono utilizzare strumenti a loro familiari per segnalare, per esempio, l’avvistamento di una specie rara, o registrare l’inquinamento acustico in un determinato territorio. Dati che possono successivamente essere analizzati dagli scienziati.

Che cos’è la “citizen science

Il Sistema di protezione nazionale dell’ambiente (Spna) definisce la “citizen science” come “la partecipazione di cittadini in rete o in gruppi organizzati alle attività di raccolta di dati e produzione di informazioni, attraverso misurazioni, stime, modelli, osservazioni, valutazioni, interpretazioni o elaborazioni, con l’obiettivo di ampliare la consapevolezza personale e la conoscenza scientifica della fenomenologia a cui sono connessi”. Il dizionario Oxford English definisce questa attività come “la raccolta e l’analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prende parte a un progetto di collaborazione con scienziati professionisti”. Più semplicemente, possiamo dire che ogni volta che partecipiamo a un’attività di osservazione in natura, o che si utilizza una delle molte app a disposizione per la registrazione di dati e osservazioni naturalistiche (e non), stiamo facendo citizen science.

Il fenomeno è talmente diffuso a livello globale che in Europa nel 2013 è stata costituita l’Associazione europea di citizen science (Ecsa), per diventare un punto di riferimento per vecchie e nuove iniziative nel campo e identificare, sviluppare e promuovere le migliori pratiche e le eccellenze in questo ambito. I progetti già attivi sono numerosissimi e vanno dal monitoraggio della biodiversità a quello della qualità dell’aria, dall’osservazione del cielo all’individuazione di insetti potenzialmente portatori di malattie infettive (come per esempio alcuni tipi di zanzare).

Citizen science e sviluppo sostenibile

La “scienza dei cittadini” (così possiamo tradurre l’espressione inglese) può però fare molto di più. Secondo un articolo pubblicato a fine 2019 su Nature, i dati prodotti attraverso questa pratica possono integrare e, in definitiva, migliorare il processo di rendicontazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ovvero quei 17 goal da perseguire per migliorare il benessere e lo stato del pianeta e delle persone entro il 2030, risolvendo alcuni degli annosi problemi che affliggono l’ambiente e la società. Pare che la citizen science stia già contribuendo al monitoraggio di almeno cinque indicatori, che potrebbero diventare ben 76 nei prossimi anni. Una mole di dati e di ricerche che equivarrebbe a circa il 33 per cento di tutto lo sforzo messo in atto per monitorare l’andamento degli obiettivi.

L’analisi mostra che i maggiori risultati sono stati finora ottenuti in merito all’obiettivo 15, dedicato alla vita sulla terra, l’11, che riguarda le città e comunità sostenibili, il 3, incentrato su buona salute e benessere e il 6, dedicato all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari.

Esempi pratici di citizen science

Uno dei progetti di maggiore successo, sia per numero di utenti attivi sia per campi di applicazione, è sicuramente Zooniverse, al quale è possibile partecipare attraverso computer o smartphone. Si tratta di una piattaforma su cui è possibile caricare e registrare dati collaborando alla classificazione di molte specie di animali, fino a segnalare l’avvistamento dei pinguini. A oggi conta oltre due milioni di utenti registrati.

Molto promettente anche iNaturalist, un’app che fornisce un servizio di social networking per naturalisti, biologi e citizen scientists, per mappare e condividere osservazioni della biodiversità in tutto il mondo.

Il progetto europeo Action fa un passo in più, mettendo a disposizione kit, processi e corsi di perfezionamento non solo ai normali cittadini, ma anche ai policy maker, i ricercatori e le imprese. Insomma, per diventare un citizen scientist c’è l’imbarazzo della scelta: bastano un po’ di passione e l’attenzione a ciò che accade intorno a noi per dare un contributo alla conoscenza.

Rudi Bressa

Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI’IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).

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