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Infrastrutture verdi per le città del futuro

Ecco come i ricercatori provano a far fronte alle sfide urbane legate all’utilizzo del suolo, all’adattamento ai cambiamenti climatici e al benessere dei cittadini attraverso la pianificazione di strutture verdi.

Le città stanno cambiando volto. Dopo decenni di intensa urbanizzazione, in cui il grigio del cemento è stato uno dei colori più diffusi nei centri abitati, ora sembra che il verde stia riprendendo terreno. Non si tratta solo di annunci elettorali o di semplici buone intenzioni. Da Barcellona a Sydney, da Parigi a Bogotà, le infrastrutture verdi stanno diventando una realtà nel rinnovamento urbanistico delle grandi metropoli del pianeta. Se da un lato le stime ci dicono che entro la metà del secolo il 68 per cento della popolazione vivrà nelle aree urbane, dall’altro sappiamo che le metropoli saranno i luoghi che più di tutti dovranno fare i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici. Ondate di calore, scarsità d’acqua ed eventi estremi dovranno essere gestiti in maniera sempre più pragmatica dalle amministrazioni pubbliche e dagli urbanisti, per preservare la salute e la qualità della vita dei cittadini.

Che cosa sono le infrastrutture verdi

Negli anni, in una parte della letteratura scientifica si è fatta strada l’idea che la natura possa fornire servizi indispensabili – definiti come servizi ecosistemici – alle persone. La natura non è quindi più considerata come “altra” rispetto ai centri abitati, ma invece come a loro potenzialmente interconnessa.

Per questo hanno cominciato a diffondersi le infrastrutture verdi, una rete opportunamente pianificata e gestita di aree naturali e seminaturali presenti sul territorio e in grado di fornire molteplici benefici ambientali e sociali. Questi spazi comprendono parchi, giardini, zone boschive e aree verdi residenziali e commerciali come tetti e facciate verdi, nonché i corsi d’acqua e le aree umide.

I benefici delle infrastrutture verdi

 Un’area verde, un viale alberato o un giardino pubblico sono oggi considerati una risorsa per la salute pubblica. Questi luoghi contribuiscono infatti a migliorare la qualità dell’aria, riducono l’inquinamento acustico e contribuiscono alla riduzione dell’isola di calore urbano. Secondo studi recenti, la copertura arborea può contribuire ad abbassare le temperatura diurna di diversi gradi all’interno delle città, rendendole più fresche durante le ondate di calore.

Non solo. Un’adeguata infrastruttura verde, connessa a quelle che vengono definite nature based solutions (soluzioni basate sulla natura), può avere un ruolo determinante nella regolazione del ciclo idrico degli agglomerati urbani. Può infatti ridurre l’impatto di un’alluvione in caso di precipitazioni intense e mantenere funzionale la rete fognaria, quella che gestisce le acque meteoriche e quella dell’acqua potabile, scongiurando il rischio di contaminazioni pericolose per la salute.

Le infrastrutture verdi e noi

Ma le infrastrutture verdi sono fondamentali anche perché promuovono stili di vita più sani, incoraggiando a praticare l’attività fisica. È inoltre dimostrato che poter trascorrere parte del proprio tempo libero a contatto con la natura permette di ridurre lo stress, promuove la coesione sociale e riduce le disuguaglianze. L’abbiamo certamente toccato con mano durante quest’ultimo anno di restrizioni dovute alla pandemia: avere a disposizione delle aree verdi per camminare, correre o semplicemente passeggiare col cane ha avuto un ruolo determinante nella riduzione dello stress causato dal lockdown. Prendere una boccata d’aria fresca circondati dal verde non serve solo a “schiarirsi le idee”, ma può aiutare in generale a migliorare la salute mentale, poiché le esperienze nella natura contribuiscono al benessere psicologico e alle funzioni cognitive delle persone.

La natura, anche in città, si rivela dunque come la migliore palestra e un’ottima alleata per rendere le città e gli insediamenti urbani sicuri, inclusivi e sostenibili, come peraltro previsto dagli obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni unite.

Rudi Bressa Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI’IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).

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