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La scienza del russare

russare

Russare è cosa comune. Può essere solo un fastidio per i vicini di letto, ma talvolta è sintomo di disturbi del sonno più seri. Vediamo quali sono, cosa può causarli e come rimediare.

Il verbo russare deriva forse dal termine longobardo hruzzan, mentre lo spagnolo roncàr e altre parole simili in altre lingue vengono dal latino rhoncare. Ci sono poi ronfler in Francia, runfuliari in Sicilia, surnacà in dialetto corso, tutti termini che in un modo o nell’altro provano a imitare il suono gracchiante e rauco del russare. Nella loro varietà, queste parole ci ricordano come sia un’esperienza molto comune. Si può russare in modo lieve ma anche molto rumorosamente, creando un certo fastidio per chi dorme vicino, ma non solo. Russare può essere sintomo di disturbi del sonno che hanno un impatto sulla qualità del dormire e dunque conseguenze sulla salute psicofisica della persona interessata. Di che disturbi si tratta? Ecco un approfondimento.

Perché russiamo?

Quando dormiamo, i muscoli della gola, della mascella e della lingua sono rilassati e ciò può ridurre lo spazio di passaggio dell’aria verso i polmoni. Se, inspirando, l’aria fa vibrare i tessuti molli, viene prodotto il rumore tipico del russare. L’ostruzione parziale può rappresentare solo un episodio così come diventare cronica, e se il flusso d’aria si interrompe del tutto per alcuni istanti – alle volte fino a svegliare la persona che sta russando – si parla di apnea. Nel linguaggio tecnico queste manifestazioni sono chiamate apnee ostruttive del sonno (osa).

Tra i fattori di rischio che aumentano le probabilità di russare c’è l’essere sovrappeso, che porta l’adipe ad accumularsi attorno al tratto respiratorio, riducendo lo spazio delle vie aeree. Esistono poi condizioni anatomiche particolari che possono causare il russamento cronico, come avere una lingua troppo grande o adenoidi e tonsille eccessivamente rigonfie. Così mostrano per esempio i risultati di uno studio del 2016, nell’ambito del quale alcuni ricercatori dell’Università di Buffalo hanno esaminato 200 pazienti, valutando diversi parametri, tra cui il peso, la pressione, la circonferenza del collo e, appunto, la dimensione della lingua e delle ghiandole.

Si può russare anche se qualcosa impedisce un adeguato passaggio dell’aria in altre parti delle vie respiratorie. Nel naso, per esempio, se la mucosa nasale è eccessivamente gonfia ‒ una condizione chiamata ipertrofia dei turbinati ‒ oppure se il setto nasale è deviato. Un’ulteriore possibile causa, di origine virale, è emersa nell’ambito di uno studio realizzato sui bambini, da ricercatori del Children National Hospital di Washington e della Hopkins University School of Medicine di Baltimora. Secondo il gruppo di ricerca, un’infezione da virus sinciziale umano nei bambini, provocando la bronchiolite infantile nella prima infanzia, può raddoppiare il rischio che si manifesti apnea del sonno nei primi cinque anni di vita indipendentemente da altri fattori. I risultati dello studio sono stati pubblicati a settembre su Sleep, una rivista medica incentrata proprio sullo studio del sonno.

Misofonia: quando il problema è degli altri

A volte il sonno disturbato non è della persona che russa, ma del vicino di letto. C’è chi è più sensibile di altri al rumore. La particolare suscettibilità a determinati suoni specifici si chiama misofonia. Come spiegano, per esempio, i risultati pubblicati sulla rivista Current biology di uno studio della Medical School dell’Università di Newcastle, la misofonia sembra essere una reazione fisiologica simile a quella osservata in caso di stimoli pericolosi. Le persone colpite da misofonia e osservate dai ricercatori non tolleravano alcuni specifici suoni che agivano da stimolo. In particolare, quando sentivano russare, l’attività cerebrale della loro corteccia insulare anteriore aumentava, le aree dell’amigdala e dell’ippocampo (che partecipano, tra le altre cose, all’elaborazione delle emozioni) erano sollecitate, e aumentavano sia la sudorazione, sia la frequenza cardiaca.

Russare può essere sintomo di un problema

Il russamento cronico e patologico, o roncopatia, può avere conseguenze anche importanti per chi ne è soggetto. Una ricerca dell’università svedese di Umeå, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Respiratory research, si è concentrata sui danni della vibrazione al tratto respiratorio superiore: in chi russa pesantemente, spesso si riscontrano lesioni neuromuscolari a livello molecolare. In particolare, si osservano spesso una riduzione sia dei nervi sia della massa delle fibre muscolari del palato molle. La vibrazione inoltre, scrivono i ricercatori, interrompe i processi di riparazione nervosa e delle cellule muscolari, innescando un circolo vizioso che può peggiorare la situazione e portare all’apnea.

L’apnea è la condizione più problematica. Oltre a provocare mal di testa al risveglio e sonnolenza durante il giorno, le apnee sono spesso legate a disfunzioni cardiache. L’apnea è infatti una condizione di comorbidità diffusa nei pazienti colpiti da ictus ed è un fattore che accresce il rischio di coronaropatia e persino di infarto. Il problema delle apnee non riguarda soltanto gli adulti: negli Stati Uniti l’American Heart Association ha calcolato che tra l’1 e il 6 per cento dei ragazzi potrebbe soffrirne, a causa soprattutto dalla diffusa obesità.

Apnee e apprendimento

A proposito dei più giovani, nel corso di una vasta ricerca condotta dall’Università del Maryland, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications ad aprile 2021, è stata individuata una correlazione tra apnee ostruttive del sonno, sindrome di disattenzione e iperattività, e maggior aggressività in bambini di 9-10 anni. Analizzando l’attività cerebrale di 10.000 bambini con la risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno osservato che a disturbi del respiro nel sonno risultavano associati una corteccia più sottile a livello dei lobi frontali, aree coinvolte nei processi di risoluzione dei problemi e nel controllo degli impulsi. La ragione di questo ridotto sviluppo corticale sarebbe duplice: da una parte il sonno costantemente disturbato dai risvegli notturni, dall’altra la minore quantità di ossigeno che arriva al cervello.

In modo simile, uno studio dell’Università di Göteborg si è occupato di 1.300 bambini svedesi fino a 11 anni di età e ha riscontrato problemi di concentrazione e difficoltà di apprendimento nel 5 per cento dei partecipanti che soffriva di apnea.

Alcuni rimedi per i disturbi del sonno

Nonostante il russare sia un problema diffuso, è spesso sottovalutato. Secondo il parere dell’Associazione apnoici italiani, probabilmente solo il 4 per cento degli apnoici che vivono in Italia (circa 400.000 persone) ha ricevuto una diagnosi per questo disturbo.

Per diagnosticare problemi del sonno esiste un esame non invasivo che si chiama polisonnogramma. Durante l’esame sono monitorati l’ossigenazione del sangue, il battito e la respirazione dei pazienti. Per curare apnee ostruttive severe si può ricorrere invece al Cpap, uno strumento di respirazione assistita che consiste in una maschera collegata a un ventilatore attraverso un tubo; indossando la maschera, ci si rifornisce costantemente di aria. Oppure, in alcuni casi, è possibile sottoporsi a interventi chirurgici, come la Laup, o Laser-assisted Uvulopalatoplasty, che può eliminare attraverso un laser il tessuto palatale in eccesso. L’intervento tuttavia provoca numerosi effetti collaterali e per questo è meno comune di un tempo.

Per i bambini i cui disturbi del sonno contribuiscono a causare problemi comportamentali, può essere presa in considerazione la rimozione di tonsille o adenoidi. Si tratta, ovviamente, di un percorso che va valutato caso per caso assieme al medico. Una ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Sleep Medicine, per esempio, ha monitorato le conseguenze della rimozione delle adenoidi su bambini dai 3 ai 12 anni: l’operazione aveva migliorato sensibilmente il sonno e la vita di bambini ma, a distanza di 48 mesi dall’operazione, non si registrava alcun cambiamento nel loro comportamento.

Giancarlo Cinini Dopo aver studiato lettere e comunicazione della scienza ed essersi formato scrivendo per Galileo, Wired Italia e La Repubblica, oggi collabora con Il Tascabile e insegna lettere in un istituto superiore.

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