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5 cose da sapere sul colesterolo

Cos’è, a cosa serve, qual è la differenza tra quello “buono” e quello “cattivo”, perché va tenuto sotto controllo e quali sono i falsi miti più diffusi su questa sostanza.

Assumiamo colesterolo mangiando carne, salumi, formaggi, tuorlo dell’uovo, fegato e in generale cibi ricchi di grassi animali. Ma siamo anche in grado di sintetizzarlo. Anzi, la quantità di colesterolo prodotto dal nostro corpo, e per questo detto endogeno, è molto più elevata di quella che ingeriamo. Indicativamente, infatti, ne assumiamo mediamente 300 milligrammi al giorno con una dieta onnivora, mentre ne produciamo ben 800 milligrammi (dati: Crea, Centro di ricerca alimenti e nutrizione).

Il colesterolo viene “fabbricato” dal fegato e trasportato attraverso il sangue dalle lipoproteine. Nello specifico, le LDL (low density lipoproteins, lipoproteine a bassa densità) lo portano dal fegato agli organi e alle cellule di tutto il corpo, mentre le HDL (high density lipoproteins, lipoproteine ad alta densità) trasportano quello in eccesso dai diversi tessuti al fegato, che poi provvede a eliminarlo.

1. A cosa serve

Occhio a demonizzarlo. Presente nel sangue e in tutte le cellule, il colesterolo è una sostanza grassa essenziale per il nostro organismo: svolge infatti funzioni importantissime, come la sintesi di alcuni ormoni (per esempio gli ormoni sessuali e quelli prodotti dalle ghiandole surrenali) e della vitamina D, responsabile del metabolismo del calcio. È inoltre una delle componenti della mielina, il rivestimento delle cellule del tessuto nervoso, e di altre membrane cellulari, sia di quelle esterne sia di quelle che delimitano le varie strutture interne, per esempio il nucleo e i mitocondri. Il colesterolo è infine fondamentale per la produzione degli acidi biliari, necessari alla digestione dei grassi e sintetizzati nel fegato proprio a partire dal colesterolo.

2. Colesterolo buono e colesterolo cattivo

Perché il colesterolo gode di una fama così negativa? Perché, se i livelli circolanti sono elevati e si accumula in eccesso, costituisce uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di malattie del sistema cardiovascolare.

Esistono però due tipi diversi di colesterolo. Quando si parla di “colesterolo cattivo”, si fa riferimento al colesterolo-LDL che, se presente nell’organismo in quantità eccessiva, tende a depositarsi sulla parete delle arterie, provocando un progressivo ispessimento e indurimento, tramite il cosiddetto processo di aterosclerosi. L’aterosclerosi col tempo può causare la formazione di placche di grasso (chiamate ateromi) capaci di ostacolare o addirittura bloccare il flusso del sangue.

Il colesterolo-HDL, invece, viene anche chiamato “colesterolo buono” in quanto protegge le arterie, agendo da spazzino e rimuovendo il colesterolo in eccesso, ed è quindi importante che sia presente nell’organismo nelle adeguate quantità.

3. Perché va tenuto sotto controllo

I livelli di colesterolo-LDL vanno tenuti sotto controllo – e per monitorarli basta un semplice esame del sangue – perché quando superano una certa soglia, rappresentano un fattore di rischio per le malattie cardiache e per cerebrali, insieme alla pressione alta, al fumo, all’alcol, alla sedentarietà e agli eccessi alimentari.

Quando parliamo di ipercolesterolemia, parliamo di un fattore di rischio e non di una malattia in sé. L’aterosclerosi infatti non produce sintomi diretti, ma, se riguarda le coronarie, le arterie che riforniscono di sangue il cuore, o i vasi del cervello, aumenta il rischio di sviluppare un ictus oppure un infarto. Se il cuore non riceve abbastanza sangue e ossigeno, può verificarsi l’angina pectoris, una malattia cardiaca identificata dal suo principale sintomo di dolore o oppressione al petto, tipicamente scatenata da sforzo o da stress. Inoltre, le placche di colesterolo possono formare trombi con conseguente arresto del flusso sanguigno e, a seconda di dove avviene l’ostruzione (a livello cardiaco o cerebrale), la conseguenza può essere un infarto del miocardio o un ictus.

Le più recenti linee guida della European Society of Cardiology (ESC) e della European Atherosclerosis Society (EAS), pubblicate sullo European Heart Journal, ribadiscono, riguardo al colesterolo, che “più basso è, meglio è”. A chi è considerato ad altissimo rischio cardiovascolare, si raccomanda di ridurre il colesterolo-LDL di almeno il 50 per cento rispetto ai valori iniziali (e di restare comunque sotto al valore di 55 mg/dl); per i pazienti a rischio moderato, invece, è considerato desiderabile un livello di colesterolo-LDL inferiore ai 100 mg/dl; per i pazienti a basso rischio, infine, il valore soglia è pari a 116 mg/dl.

Contribuiscono a normalizzare i livelli di colesterolemia una regolare attività fisica e una dieta sana ed equilibrata, che preveda un consumo limitato di grassi e la sostituzione degli alimenti che contengono molti grassi saturi – come burro, formaggi, carne grassa e insaccati – con alimenti che contengono grassi polinsaturi – come pesce e oli vegetali non tropicali – e monoinsaturi, come l’olio di oliva. Fermo restando che è sempre meglio anche evitare il fumo e limitare il consumo di alcol. Ma quando cambiare le proprie abitudini non basta, può essere necessario un intervento farmacologico che sarà il medico a suggerire.

4. Perché mangiare frutta e verdura

Frutta e verdura sono alleati della salute e contribuiscono a mantenere nella norma i valori di colesterolo. Come raccomandato dalle Linee guida per una sana alimentazione stilate dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), è importante anche il consumo di cereali integrali, perché contribuiscono a ridurre l’assorbimento del colesterolo e quindi ad abbassare il livello di LDL circolanti nel sangue.

Attenzione invece agli acidi grassi saturi (ne sono fonte le carni grasse e i loro derivati, come pancetta, lardo, strutto, i latticini non scremati, l’olio di palma e quello di cocco). Si tratta infatti di grassi che tendono a far innalzare il livello di colesterolo totale nel sangue. Lo stesso effetto è provocato anche dagli acidi grassi trans. Nell’ambiente domestico gli acidi grassi trans si formano in seguito a cotture in cui l’olio supera i 220°C e il loro consumo è associato a un aumentato rischio di sviluppare malattie cronico-degenerative, come le malattie cardiovascolari e il diabete. Oltre a provocare un aumento dei livelli del colesterolo-LDL, come fanno anche i grassi saturi, diminuiscono quelli del colesterolo-HDL, il cosiddetto colesterolo buono.

5. Non è vero che…

Non è vero che mangiare tre noci o quattro mandorle al giorno faccia abbassare il colesterolo. È vero però che questi prodotti sono ricchi di acidi grassi polinsaturi e, se assunti in sostituzione di altri grassi (saturi) e non in aggiunta, possono favorire il mantenimento dei valori ideali di colesterolo.

Non è vero che le uova sono da evitare in caso di colesterolemia elevata; basta non farne un consumo eccessivo (si consiglia di mangiare non più di 2-4 uova a settimana) e di fare attenzione alle altre fonti di grassi saturi, in particolare salumi e formaggi. Le linee guida raccomandano infatti di controllare, più che il numero, il modo in cui le uova vengono cucinate e i cibi con cui vengono abbinate nel piatto.

Simona Regina Giornalista professionista, lavora come freelance nel campo della comunicazione della scienza. Scrive di salute, innovazione e questioni di genere e al microfono incontra scienziati e scienziate per raccontare sfide e traguardi della ricerca. People Science & the City è tra le trasmissioni che ha curato e condotto su Radio Rai del Friuli Venezia Giulia. Elogio dell’errore la sua ultima avventura estiva. Su Rai Play Radio il podcast che ha realizzato per Esof2020 che racconta Trieste città europea della scienza: Magazzino 26. Ogni anno si unisce all’equipaggio del Trieste Science+Fiction Festival per coordinare gli Incontri di futurologia, quest’anno approdati sul web come Mondofuturo.

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