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La realtà virtuale potrebbe essere l’anestesia del futuro?

Più efficienza nella pratica chirurgica, meno effetti collaterali legati alla sedazione e pazienti più rilassati: sono solo alcuni dei vantaggi che si spera di ottenere dal futuro uso della realtà virtuale in sala operatoria, al fine di sospendere la percezione del dolore “ingannando” il cervello. Le sperimentazioni sono cominciate dalla chirurgia della mano, ma i potenziali campi di applicazione sono numerosissimi.

Gli esperti chiamano sedazione digitale una sorta di anestesia ottenuta con tecniche di realtà virtuale. La pratica, per ora sperimentale, se confermerà il proprio potenziale di sicurezza ed efficacia, potrebbe un giorno permettere di svolgere piccoli interventi chirurgici senza il bisogno di ricorrere all’uso di farmaci anestetici.

Immaginate di essere dal dentista e che – invece della solita puntura che per qualche ora vi fa sentire un formicolio in bocca – il medico vi proponga un catalogo di film tra cui scegliere per rilassarvi e distrarvi durante l’intervento. È difficile pensare che si possa ottenere un risultato analogo a quello farmacologico, ma i risultati di un recente studio americano svolto ad Harvard, pubblicati a settembre 2022 sulla rivista Plos One, aprono le porte alle possibili applicazioni della realtà virtuale in quest’ambito. L’ipotesi è che questa pratica sia potenzialmente in grado di ingannare il cervello e di ridurre lo stato d’ansia legato all’intervento grazie alla notevole immersività che è in grado di indurre.

Al momento è possibile ipotizzare un uso della sedazione digitale soltanto per tipi di operazioni, come quelle della mano, in cui oggi non viene praticata l’anestesia totale, ma è sufficiente quella locale. Si tratta di interventi in cui i pazienti devono limitarsi a collaborare restando fermi e tranquilli, ed evitando di farsi prendere dal panico e di allarmarsi. Nelle sperimentazioni condotte finora si è riusciti a ottenere una riduzione drastica della quantità di anestetico necessario, è ciò costituisce già un ottimo risultato.

Se basta un film per far dimenticare il dolore

Facciamo un piccolo passo indietro nel tempo. Le lunghe e complesse operazioni chirurgiche che si possono svolgere ai giorni nostri sono via via diventate possibili e comuni anche grazie ai vantaggi offerti dall’anestesia. Con l’affinamento delle tecniche e dei farmaci utilizzati, l’anestesia consente oggi a chi subisce un intervento di evitare qualsiasi percezione dolorosa. Opportunamente dosata, l’anestesia farmacologica, svolge anche altre utili funzioni dopo essere stata somministrata: per esempio, rilassa i muscoli e riduce lo stress chirurgico. I farmaci anestetici, una volta iniettati nei pazienti, devono però essere adeguatamente smaltiti dall’organismo per evitare reazioni pericolose, tossicità e altri effetti collaterali.

Anche per questo gli scienziati stanno da tempo cercando e valutando possibili metodi alternativi e meno invasivi dell’anestesia, purché siano in grado di garantire risultati simili. Uno di questi metodi è appunto la possibilità di ingannare il cervello del paziente portandolo in una realtà virtuale che lo coinvolga tanto da desensibilizzarlo. Nell’articolo pubblicato sulla rivista Plos One sono, in particolare, descritti i risultati di una sperimentazione eseguita su una quarantina di volontari, tutti accomunati dalla necessità di sottoporsi a un intervento alle estremità degli arti che non richiedeva la sedazione totale. Gli interventi chirurgici alla mano o al polso, necessari per esempio per risolvere problemi quali il tunnel carpale o il cosiddetto “dito a grilletto”, presentano le condizioni ideali per sperimentare questa tecnica. In particolare permettono di verificare quanto l’esperienza virtuale possa distrarre la mente dagli stimoli dolorosi, generando una sorta di inganno per il cervello che riduce il bisogno di ricorrere agli anestetici. In pratica per la sedazione digitale si usano un visore posizionato sul capo dei pazienti, insieme a delle cuffie, e si può scegliere tra vari scenari e brani musicali, anche in base alle preferenze individuali.

Prima di questa pubblicazione esistevano solo prove limitate dell’efficacia della sedazione digitale, perlopiù circoscritte ad ambiti meno dolorosi, come le medicazioni e le endoscopie. I dati ottenuti confermano invece che l’approccio può essere considerato quale terapia aggiuntiva (anche se, per ora, non del tutto sostitutiva) alla sedazione farmacologica, nei casi in cui non sia necessaria un addormentamento completo. Inoltre la realtà virtuale potrebbe anche essere utilizzata per ridurre il disagio dei pazienti più ansiosi.

Uno strumento aggiuntivo all’anestesia

La realtà virtuale viene già utilizzata in diversi settori oltre a quello dell’intrattenimento. In ambito sanitario trova uso negli ambiti di riabilitazione, di salute mentale e nella terapia del dolore cronico. E potrebbe diventare concreta la possibilità di sfruttarla anche prima dell’ingresso in sala operatoria.

La sedazione digitale potrebbe essere utilizzata in combinazione con diversi tipi di anestetici e analgesici durante le procedure chirurgiche e potrebbe diventare uno strumento in più a disposizione degli anestesisti. La realtà virtuale in cui alcuni pazienti sono stati immersi proponeva situazioni ambientali tranquillizzanti, come prati, foreste e cime di montagne, accompagnati da suoni che possono favorire la meditazione. Il vantaggio clinico primario emerso dallo studio, hanno spiegato i ricercatori, è che le persone sottoposte anche a sedazione digitale, oltre che farmacologica, hanno avuto bisogno di una dose intraoperatoria di anestetico significativamente inferiore rispetto a coloro che sono stati sedati in maniera tradizionale. Anche il recupero postoperatorio, che si svolge in stanze attigue alla sala operatoria in attesa del trasferimento in reparto, è stato più breve in questi pazienti, permettendo una migliore ottimizzazione degli spazi ospedalieri.

Addio alle sedazioni inutili

Sono molti gli interventi per cui è sufficiente somministrare per via endovenosa un’anestesia loco-regionale. Si tratta di una sedazione parziale, usata prevalentemente con l’obiettivo di prevenire stati di ansia e movimenti inconsulti o incontrollati da parte dei pazienti. Ciò tuttavia richiede un controllo attento della somministrazione dei sedativi utilizzati, per evitare rischi di sovradosaggio, di potenziale ipertensione indotta, di problemi respiratori e di disturbi neuro-cognitivi post-operatori.

In base ai risultati pubblicati su Plos One, gli effetti collaterali dell’anestesia si possono limitare sensibilmente riducendo i dosaggi delle sedazioni intraoperatorie grazie agli effetti della realtà virtuale. Lo studio aveva proprio lo scopo di determinare la portata dei possibili benefici, tra cui: la riduzione degli effetti collaterali e dei rischi di apnee durante l’intervento; un livello di sedazione più compatibile con le esigenze chirurgiche; una limitazione dei movimenti involontari; una minore durata degli interventi e la soddisfazione di pazienti e anestesisti. I segnali promettenti, se saranno confermati in campioni molto più grandi di pazienti, potrebbero aprire a futuri impieghi di questa tecnica nella routine clinica.

Gianluca Dotti
Giornalista scientifico freelance e divulgatore, si occupa di ricerca, salute e tecnologia. Classe 1988, dopo la laurea magistrale in Fisica della materia all’università di Modena e Reggio Emilia ottiene due master in comunicazione della scienza, alla Sissa di Trieste e a Ferrara. Libero professionista dal 2014 e giornalista pubblicista dal 2015, ha tra le collaborazioni Wired Italia, Radio24, StartupItalia, Festival della Comunicazione, Business Insider Italia, Forbes Italia, OggiScienza e Youris. Su Twitter è @undotti, su Instagram @dotti.it.
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