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Malattie tropicali neglette: facciamo il punto

Malattie tropicali neglette

In occasione della Giornata mondiale dedicata a queste patologie, vediamo da vicino quali sono, con che strumenti potremmo ridurne l’impatto e quali sono gli obiettivi in proposito che ci si è posti a livello globale.

A partire dal 2020, il 30 gennaio si celebra la Giornata mondiale contro le malattie tropicali neglette (NTD, dall’inglese “neglected tropical diseases”): un’occasione per creare consapevolezza riguardo a patologie che mettono a rischio la vita di una persona su cinque nel mondo, e che possono inoltre provocare emarginazione, disabilità e povertà in comunità spesso già di per sé molto fragili. Ma cosa si intende esattamente per malattie tropicali neglette?

L’espressione indica un insieme di patologie infettive di varia origine, accomunate da due importanti caratteristiche: l’alta diffusione nelle aree tropicali, favorita da una combinazione di fattori climatici e socio-economici, e lo scarso interesse dimostrato nei loro riguardi, perlomeno fino a tempi molto recenti, da parte del mondo della ricerca, dei finanziatori e dei decisori politici.

Le cause delle malattie tropicali neglette

Gli agenti patogeni che causano le NTD sono diversi per ciascuna patologia, e comprendono un variegato gruppo di batteri, virus, protozoi e parassiti vermiformi. La loro maggiore diffusione nelle zone calde è dovuta sia a condizioni climatiche ideali per la loro crescita e proliferazione, sia alla presenza, nelle aree tropicali del pianeta, di contesti di grave povertà, specialmente tra le comunità rurali, le baraccopoli e i gruppi di sfollati, dove la disponibilità di farmaci e di risorse igieniche basilari (come acqua pulita, servizi igienici e alloggi) è inadeguata.

All’interno di queste collettività vulnerabili, le NTD, oltre a essere causa diretta di sofferenze, disabilità e morte, possono aumentare l’impatto di altre malattie come AIDS, tubercolosi e malaria. Inoltre, alcune malattie tropicali neglette possono avere come conseguenza deformazioni e lesioni deturpanti, tali da determinare uno stigma sociale per le persone colpite.

L’impatto delle NTD si fa sentire anche sul rendimento scolastico e sulla produttività degli ammalati, che si ritrovano intrappolati in un circolo vizioso di povertà e malattie. Eppure, la maggior parte di queste patologie sarebbe facilmente prevenibile o curabile tramite un miglior accesso all’assistenza medica di base, semplici interventi igienico-sanitari o la somministrazione di farmaci già esistenti, anche a basso costo.

In ciascun Paese a basso reddito si registra la diffusione di almeno cinque malattie neglette, e spesso gli abitanti di questi Paesi che vivono in condizioni particolarmente svantaggiate sono colpiti contemporaneamente da più d’una patologia. Sarebbe però sbagliato ritenere il problema un’esclusiva di questi Paesi, dato che le NTD si diffondono anche nelle comunità indigenti dei Paesi economicamente più forti, dove però sono messe in ombra dai problemi di salute tipici degli abitanti più ricchi.

Di che malattie si tratta?

La definizione è volutamente molto ampia e variabile a seconda dell’evolvere delle situazioni locali e di quella globale. All’interno della lunga lista delle NTD, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dato priorità a 20 malattie di particolare rilevanza per incidenza e impatto socio-economico.

Si stima che oltre un miliardo e mezzo di persone siano affette da almeno una NTD. Tre di queste – ascariasi, tricuriasi e anchilostomiasi – interessano attualmente più di mezzo miliardo di persone ciascuna, tra cui molti bambini. Si tratta di infezioni intestinali causate da parassiti vermiformi (perlopiù elminti) che penetrano nell’organismo tramite acqua o cibo contaminati o per assorbimento cutaneo di larve da suoli infestati. Influiscono negativamente sulla crescita e sul rendimento scolastico nei bambini, e in alcuni casi possono essere mortali. Queste malattie sono trattabili con medicinali antielmintici, da somministrare in massa a partire dall’infanzia. Una riduzione drastica delle infezioni si otterrebbe comunque già con interventi preventivi di depurazione delle acque e installazione di servizi igienici adeguati nelle zone endemiche.

Altre malattie nella lista sono più note al grande pubblico, che però di solito non è consapevole del fatto che siano ancora endemiche in certe zone del mondo. Per esempio la lebbra, per quanto in declino, ha fatto registrare nel 2018 circa 200.000 nuovi casi, soprattutto in India. La rabbia, infezione cerebrale di origine virale con una letalità vicina al 100 per cento se non trattata immediatamente con siero, è trasmessa dal morso di cani e pipistrelli e ogni anno fa registrare circa 60.000 morti. La malattia del sonno (o tripanosomiasi africana umana) è una parassitosi che mette a rischio circa 60 milioni di persone in 36 Paesi africani e potrebbe essere prevenuta intervenendo sul suo vettore, la mosca tse-tse. Infezioni come il tracoma, l’oncocercosi e la filariasi linfatica sono cause importanti di disabilità; se non trattate, le prime due portano a cecità, la terza all’ostruzione dei vasi linfatici e di conseguenza a un enorme accumulo di fluido soprattutto nello scroto (idrocele) e negli arti inferiori (elefantiasi).

I programmi per il controllo e l’eradicazione

Investendo cifre anche modeste nel controllo delle NTD, è possibile avere un grande ritorno in termini economici, oltre a rafforzare i servizi di sanità pubblica, la cui utilità va ben al di là del trattamento di queste malattie. E anche se è solo dai primi anni Duemila che si utilizza il termine collettivo “malattie tropicali neglette”, alcuni programmi diretti all’eliminazione o al controllo di patologie di questo tipo erano già stati lanciati qualche decennio prima.

Nel 1980, per esempio, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi avevano dato il via alla campagna globale per eradicare la dracunculiasi, diffusa in Africa e causata dal cosiddetto “verme di Guinea”. Questo parassita è trasmesso da piccoli crostacei che vivono in acque contaminate, e l’infezione causa dolore bruciante e lesioni agli arti inferiori insieme a nausea, stordimento, febbre e artrite. Grazie anche alla cooperazione con l’OMS e altri partner, il programma ha avuto un enorme successo, portando i casi annuali registrati da tre milioni e mezzo a meno di un centinaio nell’arco degli ultimi 40 anni.

Nelle Americhe, dal 1992 è attiva l’OEPA (“Onchocerciasis Elimination Program for the Americas”), un’iniziativa di collaborazione tra i governi dei Paesi dove l’oncocercosi è endemica. In Africa, tre programmi dell’OMS a partire dal 1973 hanno sostenuto alcuni Paesi nello sviluppo di strategie per affrontare e prevenire la malattia. Questi programmi hanno raggiunto più di 150 milioni di persone e permesso di curarne completamente 8 milioni.

Nel 2000 è stato invece lanciato il programma GPELF (“Global Programme to Eliminate Lymphatic Filariasis”) per l’eliminazione della filariasi linfatica. Il piano comprende la somministrazione di farmaci antiparassitari a tutta la popolazione una volta all’anno per almeno cinque anni e un migliore accesso alla chirurgia e ad altri approcci terapeutici per alleviare le conseguenze fisiche della malattia.

L’approccio globale al problema

Oggi esiste un dipartimento dell’OMS che si occupa espressamente delle NTD, nonché una Rete globale per il controllo delle malattie tropicali neglette (GNNTDC), gestita sempre dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2007, inoltre, è stata inaugurata una rivista medica dedicata, PLoS Neglected Tropical Diseases.

Dal 2006, l’USAID (United States Agency for International Development) ha sostenuto gli sforzi di 33 Paesi a basso reddito per controllare ed eliminare la filariasi linfatica, il tracoma, l’oncocercosi, la schistosomiasi e quelle malattie trasmesse da parassiti vermiformi attraverso suoli contaminati. Il lavoro coinvolge i governi dei Paesi interessati, insieme a partner pubblici e privati, per localizzare le aree di diffusione, trattare le popolazioni a rischio e monitorare i progressi, cercando di aiutare le comunità interessate a rendersi autonome nel trattamento delle malattie con il rafforzamento degli strumenti diagnostici e dei laboratori di analisi e ricerca.

Il programma ha fatto arrivare nei Paesi con cui collabora donazioni per miliardi di dollari in medicine da parte di aziende farmaceutiche, grazie alle quali centinaia di milioni di persone oggi non sono più a rischio per le NTD. Nel 2012, la cosiddetta Dichiarazione di Londra ha ulteriormente intensificato gli sforzi per il controllo globale di queste malattie, stabilendo anche degli obiettivi temporali per la loro eradicazione e registrando la conferma dell’impegno in questo senso da parte delle multinazionali farmaceutiche.

Purtroppo, non solo la pandemia di Covid-19 ha ritardato il conseguimento di questi obiettivi, ma la tendenza all’isolazionismo seguita dalla politica di alcuni Paesi coinvolti mette a rischio il finanziamento e il supporto dei programmi di eradicazione.

Inoltre, i programmi non sono finora riusciti a sostenere adeguatamente i piani di cura per alcune malattie. Per fare un esempio, milioni di persone non hanno accesso a strumenti diagnostici e terapeutici per la lebbra. Le attuali instabilità mondiali, oltre a minacciare la stabilità dei canali di finanziamento, mettono in discussione anche la persistenza dell’interesse sulla questione, nonché le previsioni sul destino di queste malattie.

Silvia Kuna Ballero Classe ’79, genovese di nascita e carattere, milanese d’adozione. Astrofisica, insegnante, redattrice scolastica, giornalista e divulgatrice con un interesse particolare per la storia della scienza e il rapporto tra scienza e società.

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