TORNA ALLE NEWS

Perché dobbiamo proteggere (anche) il suolo

Perché dobbiamo proteggere (anche) il suolo

C’è un intero mondo sottoterra, poco conosciuto ma fondamentale per sostenere la vita sul pianeta, per fornire cibo e mantenere acqua ed aria pulite.

Il suolo, questo sconosciuto. Troppo spesso lo diamo per scontato, ma ospita le fondamenta della vita sul pianeta: non solo fornisce riparo a migliaia di organismi viventi, più o meno microscopici, ma in quanto ecosistema offre tutta una serie di servizi fondamentali per la biosfera, che sul suolo poggia le sue radici. La diversità biologica al suo interno è in grado di stimolare la crescita delle colture, di abbattere gli inquinanti, e di fungere da immenso serbatoio di carbonio: ci sono più organismi in un grammo di suolo sano di quante siano le persone sulla Terra.

Una diversità che però è oggi in pericolo, per via di un declino costante, già descritto dall’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Science Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes). Un declino che sta mettendo a rischio interi habitat naturali e le numerose specie che vi abitano.

Un intero ecosistema da proteggere

Un nuovo rapporto redatto dalla FAO, intitolato “State of Knowledge of Soil Biodiversity – Status, Challenges and Potentialities”, al quale hanno collaborato più di 300 scienziati, mostra come il suolo sia uno dei principali serbatoi di biodiversità del pianeta, ospitando oltre il 25 per cento della diversità biologica mondiale. Inoltre, il 40 per cento degli organismi viventi negli ecosistemi terrestri trascorre la propria vita, o una parte di questa, sottoterra: pensiamo ai nematodi, ai lombrichi e agli artropodi ai loro stadi larvali, nonché ad alcuni mammiferi, rettili e anfibi e a molti funghi.

Un intero mondo concentrato in uno strato sottilissimo ma intimamente collegato alla qualità delle acque e dell’aria. Come avvertono i ricercatori, si tratta di un ecosistema ancora poco esplorato e poco protetto, perché spesso ci si concentra troppo su ciò che si vede a discapito di ciò che si nasconde sotto ai nostri piedi.

Quali sono le principali minacce per la biodiversità del suolo

Primo pericolo tra tutti è certamente il cambio di destinazione (in inglese, “land use change”) dei suoli. Si tratta di tutti quegli interventi (come per esempio la costruzione di infrastrutture, edifici, discariche, cave) che prevedono una trasformazione del paesaggio naturale e quindi la sottrazione o impermeabilizzazione del terreno e della sua vegetazione. Questa pratica ha un fortissimo impatto sia sulla salute del suolo, sia sulla capacità dei terreni di assorbire le emissioni di CO2. Suolo e vegetazione, infatti, sono dei veri e propri “serbatoi di carbonio” (in inglese, “carbon sink”): quando viene meno la loro capacità di assorbimento, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria è destinata ad aumentare.

Un altro grande tema da affrontare è certamente la perdita di sostanza organica nel suolo, strettamente legata all’agricoltura industriale: un impiego eccessivo di pesticidi, una lavorazione troppo invasiva dei terreni, la loro compattazione, sono il preludio alla desertificazione del suolo, una condizione spesso irreversibile. In Italia si stima che le pianure coltivate presentino tenori di sostanza organica eccessivamente bassi, inferiori al 2 per cento e, al Sud e nelle isole maggiori, addirittura inferiori all’1 per cento.

Il suolo e il benessere umano

Sempre secondo la FAO, il 20 per cento delle emissioni mondiali di CO2 equivalenti legate alle attività umane dipende dall’agricoltura. Per questo motivo, cambiare le pratiche agricole in modo da proteggere la salute del terreno aumenterebbe la fertilità dei suoli e garantirebbe che i microrganismi presenti nel suolo siano in grado di assolvere al sequestro del carbonio e, quindi, di ridurre la concentrazione nell’aria di gas a effetto serra.

Dalla salute di batteri e funghi originari del suolo dipende anche la produzione di salsa di soia, formaggi, vini e altri alimenti e bevande ottenuti mediante fermentazione. Inoltre, le piante producono decine di sostanze chimiche, come per esempio gli antiossidanti, che stimolano il nostro sistema immunitario e concorrono alla regolazione ormonale. Sono solo alcuni esempi che mostrano l’intrinseco legame che abbiamo con questo elemento, imprescindibile alla vita sul pianeta, alla stregua di acqua e atmosfera.

Rudi Bressa Giornalista ambientale e scientifico, collabora con varie testate nazionali e internazionali occupandosi di cambiamenti climatici, transizione energetica, economia circolare e conservazione della natura. È membro di Swim (Science writers in Italy) e fa parte del board del Clew Journalism Network. I suoi lavori sono stati supportati dal Journalism Fund e dalI’IJ4EU (Investigative Journalism for Europe).

share