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Quanti tipi di epatite conosciamo?

A, B, C, D, E: sono cinque i principali ceppi virali che causano diverse forme di epatite, ciascuno con modalità di trasmissione e distribuzione geografica specifiche. Scopriamo cosa avviene in caso d’infezione e, laddove disponibili, i metodi per prevenirne l’insorgenza.

Negli ultimi mesi l’epatite è tornata a far parlare di sé per via della diffusione, rilevata principalmente in America e in Europa, di una forma che ha colpito i bambini. Caratterizzata da sintomi talvolta gravi, questa forma non è stata finora ricondotta ai cinque ceppi virali noti. Gli esperti stanno indagando per appurare le cause di questi contagi e hanno formulato alcune ipotesi, smentendo, nel contempo, la diffusione di false notizie come quella, del tutto infondata, di un’associazione tra questa malattia e la vaccinazione contro il COVID-19.

La più comune causa di epatite sono i virus citati sopra. Forme più rare possono essere di origine non virale e avere origine in problemi di autoimmunità o metabolici, obesità, abuso di alcolici o altre condizioni patologiche. In alcuni casi (tra il 10 e il 20 per cento), non si riesce a determinare l’agente patogeno, come per le epatiti infantili di cui si diceva sopra. Infine, sempre molto raramente, può accadere che virus responsabili di altre malattie provochino anche un’epatite nei soggetti colpiti.

Epatite A

Il virus dell’epatite A (HAV) fa parte dei cosiddetti picornavirus, caratterizzati da piccole dimensioni e da RNA come materiale genetico. Il patogeno si trova nelle feci e nel sangue delle persone infette e il contagio avviene attraverso la cosiddetta via oro-fecale. Il virus passa cioè dalle feci infette di una persona infetta al sistema digerente di una persona sana, non vaccinata e non venuta in contatto in precedenza con il virus stesso. Nel caso dell’epatite A il contagio avviene solitamente attraverso il consumo di alcuni alimenti, come per esempio frutti di mare crudi o verdure e ortaggi innaffiati o lavati con acque contaminate. È però anche possibile la trasmissione da persona a persona, per esempio quando si accudisce un malato, oppure per via sessuale, attraverso pratiche oro-genitali.

L’epatite A può avere un’incubazione molto lunga (da 2 settimane a 50 giorni) e chi ha contratto l’infezione può iniziare a essere contagioso a partire da 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi. Questi possono durare diverse settimane o mesi e includono febbre, dolori articolari, malessere generale, inappetenza, nausea, vomito, stanchezza e prurito. Soprattutto negli adulti o nei bambini più grandi, in cui le forme tendono a essere più gravi, si può verificare l’ittero, cioè il colorito giallognolo della pelle, delle mucose e della sclera (la parte bianca dell’occhio), la quale segnala la presenza di un accumulo di bilirubina nel sangue per via di un’insufficienza epatica.

Questo tipo di epatite abitualmente non lascia danni permanenti e non è prevista una specifica terapia per curarla: il paziente viene aiutato nella gestione dei sintomi in attesa della guarigione. Dopo aver contratto l’epatite A di solito si mantiene per tutta la vita l’immunità da un contagio successivo.

Per l’epatite A abbiamo a disposizione un vaccino efficace e ben tollerato, che viene raccomandato ad alcune categorie ritenute a maggior rischio, tra le quali i viaggiatori che intendono recarsi in Paesi in cui il virus è endemico (numerose nazioni a basso e medio reddito). Alcune norme igieniche di base possono ridurre in modo significativo i rischi di contagio: per esempio è importante evitare il consumo di frutti di mare crudi, lavare accuratamente la frutta e la verdura e le mani prima di portare cibo alla bocca e di preparare da mangiare, cuocere in modo adeguato gli alimenti a rischio e consumare solo acqua e bevande sicure.

Epatite B

Il virus dell’epatite B (HBV), che è un virus a DNA, fa parte della famiglia Hepadnaviridae. L’infezione si trasmette attraverso il sangue e i fluidi corporei (anche dalla madre al figlio al momento del parto) e molto spesso passa inosservata perché asintomatica. Questo facilita la trasmissione inconsapevole da persona a persona.

L’infezione si può presentare in forma acuta o cronica: negli adulti la prima spesso guarisce spontaneamente, mentre nei bambini può essere più problematica. In rari casi (meno di 1 su 100) può essere fulminante e potenzialmente letale se non si interviene con tempestività, di solito con un trapianto di fegato. Nella forma cronica il virus rimane vitale nella persona infetta per molto tempo, anche per decenni. Negli adulti l’epatite B si cronicizza meno di frequente, mentre nei neonati questo avviene circa 9 volte su 10. Tra le complicanze dell’epatite B cronica ci sono la cirrosi epatica e il cancro del fegato.

In Italia il numero delle infezioni acute è diminuito notevolmente grazie all’introduzione della vaccinazione obbligatoria nei bambini contro questo virus, ma si stima che siano numerosi i casi (almeno mezzo milione) colpiti da un’infezione cronica senza sintomi. In alcune parti del mondo (per esempio, in Cina, nel Sud-Est asiatico e nell’Europa dell’Est) il tasso di nuove infezioni è ancora alto.

Alcuni comportamenti e condizioni determinano un maggiore rischio di contrarre l’infezione: far uso di sostanze stupefacenti iniettabili, avere rapporti sessuali senza protezione (profilattico) e l’essere nati o il recarsi spesso in Paesi in cui l’epatite B è endemica. È importante, inoltre, non condividere strumenti per l’igiene e la cura personale (come spazzolini e rasoi) e pretendere il pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie quando si eseguono piercing e tatuaggi. La vaccinazione rappresenta senz’altro la protezione più efficace e sicura, anche contro il cancro del fegato che può seguire a un’infezione cronica.

Epatite C

Il virus dell’epatite C (HCV) fa parte dei virus a RNA e rientra nella famiglia Flaviviridae. Si trasmette attraverso il contatto con il sangue infetto ed è una delle cause principali di gravi malattie del fegato, come il cancro e la cirrosi epatica, che possono determinare la necessità di un trapianto di fegato. L’infezione acuta, che spesso non dà sintomi, tende a diventare cronica in una grande percentuale di casi (dal 50 all’80 per cento) e a manifestarsi anche a distanza di molti anni.

In Italia negli ultimi decenni la diffusione dell’infezione si è molto ridotta, ma a livello globale è ancora elevata, soprattutto in alcune zone dell’Asia e dell’Africa. Non è noto il numero dei soggetti che, nel nostro Paese, sono portatori di infezione cronica, anche se sappiamo che la diffusione è maggiore al Sud e nelle isole e nelle persone nate prima del 1950. Negli ultimi anni la terapia dell’epatite C ha fatto passi da gigante con l’introduzione di farmaci antivirali ad azione diretta.

Nonostante i numerosi studi in corso, non è ancora disponibile un vaccino contro questo tipo di epatite. Ai fini della prevenzione è essenziale evitare il contatto con sangue infetto, per esempio non condividendo con altre persone siringhe, aghi o altro materiale adoperato per preparare o iniettare sostanze, così come rasoi, spazzolini, forbici e altro. Inoltre sono raccomandati rapporti sessuali sicuri e protetti, e attenzione all’igiene nei centri di piercing e tatuaggi. È inoltre fondamentale che le strutture sanitarie si adoperino per evitare la trasmissione di questo e altri virus durante le procedure mediche e chirurgiche. Il sangue per le trasfusioni, che un tempo era una fonte importante di contagio, è oggi strettamente controllato per la presenza di questo come di altri virus.

Epatite D

L’epatite Delta, o D, è causata da uno dei cosiddetti virus “satelliti” (detti anche subvirioni), che hanno bisogno di un altro virus per replicarsi. In questo caso il virus HDV si serve di quello dell’epatite B, quindi possono essere infettate dall’epatite D solo le persone che hanno già contratto l’epatite B. A volte l’infezione avviene simultaneamente, e in questi casi la malattia ha un decorso simile a quello della sola infezione da epatite B. In altri casi, invece, l’epatite D insorge in una persona che ha un’epatite B cronica, causando una riacutizzazione che può essere anche molto grave.

Sono legati al virus dell’epatite D alcuni casi di epatite fulminante, prima attribuiti erroneamente al ceppo B. Le modalità di trasmissione e di prevenzione di questo virus, diffuso in tutto il mondo, sono analoghe a quelle dell’epatite B, e la sua incubazione dura da 2 a 8 settimane. Il vaccino contro l’epatite B è efficace anche nella prevenzione dell’epatite D.

Epatite E

Questo tipo di epatite è causato da un virus a RNA indicato con la sigla HEV. La malattia ha manifestazioni cliniche simili a quelle dell’epatite A, ma, soprattutto nelle donne in gravidanza, può assumere una forma anche molto grave che talvolta si associa a un’insufficienza epatica fulminante. Nei casi più seri può essere necessario un trapianto di fegato.

Le misure igienico-sanitarie (trattamento dei rifiuti, cottura degli alimenti, sicurezza dell’acqua, igiene personale e degli spazi) sono fondamentali per prevenire la diffusione dell’infezione, che è particolarmente diffusa nell’Asia centrale, orientale e meridionale, nell’America centrale e nel Medio Oriente. Alcuni focolai si registrano anche in altre zone del mondo, Europa compresa. In Cina è stato sviluppato e autorizzato un vaccino contro questa forma di epatite, non ancora disponibile altrove.

Anna Rita Longo
Insegnante e dottoressa di ricerca, membro del board dell’associazione professionale di comunicatori della scienza SWIM (Science Writers in Italy), socia effettiva del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e presidente del CICAP Puglia, collabora con riviste e pubblicazioni a carattere scientifico e culturale.
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